A Santa Maria di Castellabate per celebrare i sapori poveri e le tradizioni del Cilento

Eventi
Dal 17 al 19 giugno 2016, Santa Maria di Castellabate rievoca l’antica tradizione della pesca con la “paranza”. Tre giorni imperdibili di degustazioni, laboratori artigianali e spettacoli musicali.

Santa Maria di Castellabate

Seguendo la scia della brezza marina, oggi abbiamo deciso di perderci tra i vicoli di Santa Maria di Castellabate, tra Lago e San Marco, alle pendici di colle Sant'Angelo, dove sorge Castellabate. Qui stradine e mura antiche hanno preso il colore del sole, creando l’atmosfera suggestiva tipica di quei borghi arsi dal tempo dove l’età moderna prima di entrare deve chiedere il permesso.

Passeggiamo lungo il Porto Travierso, meglio conosciuto dagli abitanti del luogo come “Porto delle Gatte”, una bella struttura ad archi risalente al XII secolo all’interno della quale, una volta, si trovavano i magazzini adibiti alla conservazione delle merci cilentane (cereali, vino e olio d'oliva).


Secondo la leggenda, il Porto deve il suo nome alla fantasia dei pescatori: di notte infatti i porticati, illuminati dalle luci delle candele, sembravano luminosi occhi di gatto.

Ci fermiamo al ristorante che affaccia sul porto, un luogo meraviglioso che grazie al successo del film “Benvenuti al Sud”, richiama ogni anno centinaia di turisti. Ci sediamo a “spuzzuliare” un po’ di tutto: mozzarella, bruschette e frittura di pesce, godendo dello splendido panorama vista mare. Chissà quante e quali meravigliose storie custodisce questo borgo!

La frittura di paranza: un piatto povero dalle origini antiche

Presi dalle nostre fantasie non ci accorgiamo della pietanza che ci hanno appena servito: un piatto colmo di pesci di ogni dimensione e forma, avvolti da una leggera panatura dorata. Un uomo anziano si avvicina e, parlando in dialetto locale, ci suggerisce di mangiare il pesce ancora caldo: “Nunn o facit arreffreddà!” (Non fatelo raffreddare).

Seguiamo subito il suo consiglio e dopo un paio di bocconi cominciamo a chiacchierare con il nostro simpatico amico: ha il volto segnato dalle rughe e la pelle scurita dal sole e dopo un po’ ci racconta di essere un pescatore, “nato e cresciuto a mare”. Ci guarda mangiare soddisfatti la nostra frittura di pesce e ci racconta che fin dal 1200 in questi luoghi è stata usata la “paranza”, un’imbarcazione antichissima impiegata per la pesca a strascico, ormai quasi in disuso.

La vita a bordo delle paranze era particolarmente dura. Rischio e fatica erano all’ordine del giorno e questo contribuiva a rendere l’equipaggio unito e collaborativo. Una dozzina di persone erano costrette nello spazio ristretto dello scafo, sopravvivendo solo con l’essenziale. Non pochi i marinai che finivano tra le onde o cadevano dal pennone sul quale si erano arrampicati per eseguire le manovre di vela.

Anche se non ne ha sperimentato i tempi più duri, l’anziano pescatore è fiero di essere custode di questa tradizione: si vede dal modo in cui gli brillano gli occhi!

Una lunga tradizione che unisce il mare e il cibo

Oggi il termine “paranza” viene utilizzato per indicare un pesce povero, ma gustoso e profumato: merluzzetti, triglie, sogliolette e altri pesci di piccolo taglio, pescati e fritti quasi senza aggiungere nulla. Il pesce viene passato unicamente nella farina e poi fritto rapidamente in olio d’oliva bollente. La frittura va mangiata caldissima (frijenno magnanno), preferibilmente accompagnata da spicchi di limone.

Ringraziamo il nostro amico e lo salutiamo, ritornando alla nostra auto per prendere la via che ci porterà all’albergo. Il vecchio pescatore ci ha ricordato il motivo per cui siamo qui: dal 17 al 19 giugno 2016 alla Festa del Pescato di Paranza sarà possibile godere di queste e altre delizie tipiche, nella splendida cornice di Castellabate.

La Festa del pescato di Paranza, tra sapori tipici e promozione dell’economia locale

Giunto alla sua VIII edizione, l’evento non è solo un tributo alla gastronomia cilentana, ma anche e soprattutto uno strumento di promozione del territorio, un incentivo alla pesca e al recupero delle memorie di una terra da sempre legata al mare.

Per tre giorni sei paranze locali saranno sul mare alla ricerca del pesce azzurro che verrà direttamente cotto e portato in tavola.

Organizzata dall’associazione Punta Tresino e con il patrocinio del Comune di Castellabate, la manifestazione gastronomica prevede tre giorni in riva al mare allietati da deliziose degustazioni, laboratori artigianali e spettacoli musicali.

Saranno coinvolti anche i ristoranti locali nella preparazione di piatti tipici per gli avventori che già conoscono la zona o per chi vuole sperimentare i sapori della tradizione. Tra le tante specialità a base di pesce, troveremo le frittelle di alghe e l’ormai famosa pasta e fagioli con le cozze, perfetta sintesi dell’anima anfibia di Castellabate, sospesa tra monti e mare.

Ci sediamo ad ammirare il panorama in riva al mare, respiriamo l’aria fresca e frizzante della costa e ci godiamo lo spettacolo del tramonto rosso sul mare blu cilentano.

Pasta Antonio Amato, ambasciatore del territorio e delle tradizioni locali

La Festa del Pescato di paranza è una delle tappe del progetto di Pasta Antonio Amato per promuovere il ricco patrimonio culturale ed enogastronomico del territorio salernitano, costiero e cilentano.

Un lungo viaggio attraverso i sapori e le tradizioni locali che durerà tutta l’estate e che ci porterà alla scoperta di luoghi, prodotti e scenari meravigliosi. Un modo semplice di mantenere viva l’eccellenza di un territorio ricco di cultura, non solo gastronomica.

Continuate a seguirci per non perdere i prossimi appuntamenti: la stagione dei sorrisi e del buon cibo è appena cominciata!

 

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