Il Marrone di Roccadaspide: un frutto ricco di storia, tradizioni e racconti

Sapori
Dalla Grecia antica alla Seconda Guerra Mondiale, oggi scopriamo le mille storie racchiuse nella scorza del Marrone di Roccadaspide.

Marrone di Roccadaspide

È arrivato l'autunno: i paesaggi si colorano di tonalità calde, il freddo inizia a farsi intenso e nell’aria si respira già l’atmosfera del Natale. È la stagione ideale per proporvi un salto nell’entroterra salernitano, a Roccadaspide, un piccolo paese in cui la vita è scandita da tradizioni e ritmi contadini, tra profumi e colori che sanno di semplicità.

Immersa in un paesaggio multiforme, tra fitti boschi e campi coltivati, arriviamo nella cittadina delle castagne.

Ce ne accorgiamo subito: lungo i sentieri e le stradine che costeggiano il paese, i rami dei castagni sono ricolmi di ricci e sulle soglie delle abitazioni notiamo canestri intrecciati pieni di castagne, lucenti e corpose.

Roccadaspide è la zona di origine del Marrone di Roccadaspide, una castagna dall'eccezionale fragranza, ricca di potassio, cui è dedicata una sagra tra la fine di ottobre ed i primi giorni di novembre.

Dall’antichità ai giorni nostri: la storia di un frutto che è simbolo di vita e benessere

Secondo le antiche tradizioni popolari, il castagno era considerato simbolo di civiltà e di benessere, al punto da essere chiamato l’albero del pane. Una definizione legata alle caratteristiche di questo frutto, gustoso e molto nutriente.

Per i Greci erano “le ghiande di Giove”, mentre in epoca romana rappresentavano un dessert ricercato e raffinato: le castagne venivano utilizzate in cucina, fin dall’antichità. La parola marrone, infatti, deriverebbe dal nome dell’antica città Tracia di Marronea, mentre il termine castagna deriverebbe da kashtah (che in persiano significa frutto secco) o da Kastania, un villaggio della Tessaglia, oggi in Grecia.

Secondo antichi manoscritti conservati nell’archivio della Badia di Cava, in epoca medioevale e fino al tardo Ottocento, il valore del castagno era legato all’importanza della farina di castagne, impiegata per produrre un pane particolare che si conservava a lungo. Questo stesso pane fu vitale per la popolazione di Roccadaspide durante la Seconda Guerra Mondiale quando, in assenza di altri alimenti, permise la sussistenza dell’intera popolazione locale.

Alla fine del XIX secolo i vecchi alberi maestosi e secolari furono abbattuti e innestati con la Castagnera Rocca, oggi identificata come Marrone di Roccadaspide.

L’antica tecnica della “curatura”

La raccolta dei marroni avviene nel tardo autunno, da Ottobre a Dicembre, quando i frutti dei castagni raggiungono la piena maturazione. Poiché si tratta di frutti facilmente deperibili, per aumentarne la conservabilità si usano diverse tecniche, tra cui la tipica “curatura”.
Per nove giorni le castagne, contenute in tini di legno, vengono immerse in acqua fredda, periodicamente cambiata in tutto o in parte. Successivamente, le castagne vengono selezionate, sistemate in locali ben arieggiati e disposte su strati di sabbia fine ed asciutta, fino a completa asciugatura.

L’autunno profuma di caldarroste

Il Marrone di Roccadaspide è tra le poche varietà di castagne campane a potersi definire "tipo marrone" (più pregiato, perché frutto della pianta coltivata, a differenza della castagna che è il frutto della pianta selvatica): per questo è particolarmente richiesto, sia per la lavorazione industriale che per la vendita al dettaglio, dove viene preferito per la preparazione delle classiche caldarroste.

Riconosciuto IGP (Indicazione Geografica Protetta) nel 2008, presenta caratteristiche organolettiche che lo rendono adatto alle preparazioni più disparate: fresco, bollito, arrosto o come base per marmellate, puree, marron glacés o al rum.

La polpa bianco-lattea, la consistenza croccante e poco farinosa e il sapore dolce rendono il Marrone di Roccadaspide davvero unico: a noi piace mangiarlo come una volta, nella versione arrostita sul fuoco e consumata passeggiando.

Ci lasciamo così, con il profumo delle caldarroste, avvolte nei tipici coni di carta: non conosciamo migliore rimedio contro il freddo e la malinconia delle giornate d’autunno.

 

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