La Festa di San Matteo, il patrono di Salerno, tra storia e leggenda

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Tradizione, cultura e religione si fondono per un evento corale che è un atto d’amore per la città

A settembre Salerno si risveglia dal torpore estivo: cambiano gli odori, i colori, i sapori e la città torna a brulicare di vita. Le scuole riaprono e si torna al lavoro, ma l’allegria estiva non è ancora passata perché c’è un’ultima grande festa prima di dichiarare chiusa la stagione: la festa di San Matteo, patrono di Salerno.

La festa affonda le sue radici nella tradizione religiosa ed ha una grande importanza per la comunità cristiana, anche se non è necessario essere credenti per poterla vivere appieno. Sì, perché la festa di San Matteo è la celebrazione dello spirito salernitano e un atto d’amore per la città.

Quando si festeggia San Matteo, u sapit vuj?

Passeggiamo tra le strade di Salerno con un amico che ci svela tutti i dettagli della festa che più di ogni altra rappresenta la città. Come ogni anno, lui farà il portantino durante la processione in onore di San Matteo: si tratta di un ruolo privilegiato, che viene conferito per merito o si tramanda negli anni, di generazione in generazione.

“Quando si festeggia San Matteo, u sapit vuj?” ci domanda. Certo che lo sappiamo, il 21 settembre! E invece crediamo proprio male, ci spiega Giovanni, perché la festa di S. Matteo viene celebrata due volte l’anno: il 21 settembre e il 6 maggio, giorno della Traslazione delle reliquie a Salerno.

Un tempo, il 6 maggio era talmente importante che le parrocchie preparavano dei grandi trofei di fiori da portare fino al Duomo, durante una suggestiva processione notturna, accompagnata dal suono delle campane.

Il santo che difese Salerno dai saraceni

La celebrazione di San Matteo – scopriamo dal nostro amico, salernitano verace - è disseminata di appuntamenti che occupano tutto il periodo estivo: si inizia il 21 agosto con la famosa Alzata del panno, la cerimonia in cui viene esposto un quadro su tela che rappresenta il santo e reca la scritta “Salerno è mia: io la difendo”.

Il nostro amico ci spiega che a San Matteo è attribuito il merito di aver salvato la costa dall’incursione dei pirati saraceni nel 1544: le navi nemiche si avvicinavano sempre più veloci alla costa e i salernitani, spaventati, corsero a cercare riparo nella Cattedrale, pregando San Matteo di intervenire. Improvvisamente, il cielo sereno si incupì e arrivò un vento fortissimo che si trasmutò in bufera. Le navi nemiche affondarono o si dispersero in mare: San Matteo aveva salvato la città.

Lo stemma di Salerno, da allora, mostra l’effigie del santo che, con la mano destra, benedice la sua terra.

Il saluto al mare per celebrare l’anima marinara della città

Tra una chiacchiera e l’altra, ci addentriamo per le vie storiche che saranno attraversate dalla famosa e folkloristica processione del 21 settembre: Corso Vittorio Emanuele, Via Velia, l’animatissima Via Roma fino alla chiesa dell’Annunziata, e poi Via Mercanti, risalendo fino al Duomo.

Durante questo lungo percorso, si tiene il tradizionale saluto al mare: all’altezza del palazzo della Provincia, la statua viene fatta ruotare verso il mare per benedire coloro che ad esso devono la proprio vita. San Matteo è infatti anche il protettore dei pescatori e nelle sue rappresentazioni tiene tra le mani tre splendide triglie d’argento, ad indicarne il ruolo di protettore di pescatori e marinai.

La milza imbottita, il piatto simbolo della città

Siamo arrivati sul Lungomare, tra i caratteristici stand di legno installati per la festa e sentiamo un profumo stuzzicante, con un leggero sentore di aceto: stanno servendo la “meveza mbuttunata”, la milza imbottita, il piatto tipico della festa.

Della milza imbottita esistono poche ricette ufficiali ma in ogni famiglia salernitana c’è una versione, che si tramanda di generazione in generazione. Le origini del piatto sono molto antiche e si fanno risalire all’antica abitudine dei macellai di pagare i contadini con le parti meno nobili della carne.

Il sapore della milza imbottita è unico e alterna le note acide dell’aceto al gusto intenso delle interiora che, condite con un misto di aglio e prezzemolo, rendono la carne decisamente saporita. La tradizione vuole che il piatto venga consumato proprio il 21 settembre, quando la città si ferma, gli uffici chiudono e i salernitani si godono la loro festa tra le vie della città.

Il cielo di Salerno illuminato da fuochi e stelle

Decidiamo di gustare il nostro panino con la milza in riva al mare, sulla famosa spiaggia di Santa Teresa, luogo di ritrovo storico dei salernitani. Accompagnati dal dolce suono delle onde ci godiamo il panorama e salutiamo il nostro amico: torneremo tra qualche giorno per assistere ai famosi fuochi di San Matteo, lanciati dal mare alla mezzanotte del 21 settembre.

 

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