A caccia dell’asparago selvatico, l’oro verde degli alburni

Sapori
Dai sentieri dei Monti Alburni a Roscigno Vecchia, oggi vi raccontiamo un viaggio incantevole, alla scoperta di uno dei sapori tipici del Cilento

gli asparagi

«Camminare per me significa entrare nella natura. Ed è per questo che cammino lentamente, non corro quasi mai. La Natura per me non è un campo da ginnastica. Io vado per vedere, per sentire, con tutti i miei sensi. Così il mio spirito entra negli alberi, nel prato, nei fiori. Le alte montagne sono per me un sentimento».

Reinhold Messner, alpinista, esploratore e scrittore italiano

I Monti Alburni, un’oasi naturale nel cuore del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano

La primavera ha iniziato il suo richiamo alla vita e la natura risponde con nuovi colori, profumi e sapori. Anche noi accettiamo l’invito, abbandoniamo l’auto e seguiamo i nostri sensi. Vogliamo muoverci con lentezza, oggi. Cornice della nostra escursione sono i faggeti secolari dei Monti Alburni, nel cuore del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano: un territorio dove si intrecciano arte, natura e antichi sapori.

Dal latino albus (bianco), il nome secondo alcuni si riferisce alle rocce bianche di natura calcarea oppure ai tappeti di neve che l’adornano in inverno. Ma a maggio la natura è verde, vivida, rigogliosa e selvaggia. Si arrampica con le sue foglie giovani lungo gli steccati di legno dei sentieri più suggestivi, accompagnandoci verso panorami mozzafiato che spaziano tra mare, vallate e monti.

Tra sterrate, strade battute e boschi di castagneti, non è insolito incontrare cavalli o bovini allo stato brado. Ma non sono loro che siamo venuti a cercare. I Monti danno i natali a prodotti rinomati, che in quest’oasi trovano terreno fertile per crescere spontaneamente: è il caso dell’asparago selvatico(Asparagus tenuifolius), una specie abbastanza rara - in alcune zone d’Italia addirittura scomparsa - la cui presenza qui si rivendica con orgoglio campanilistico.

Il periodo primaverile è perfetto per la raccolta e decidiamo di avventurarci anche noi alla ricerca del prelibato ortaggio.

A caccia di asparagi selvatici, l’oro verde amico del buonumore

Procedendo lungo il sentiero, scopriamo che siamo arrivati tardi: i cacciatori di asparagi sono moltissimi e vanno battuti sul tempo. Molti arbusti sono già stati esplorati ma, dopo un inizio deludente, troviamo la nostra macchia di paradiso e spulciamo con calma arbusti ricchi di primizie. Finalmente!

Dobbiamo prestare attenzione, sbirciare con occhio clinico gli arbusti spinosi in cui si nasconde, da cui spesso fa capolino solo con la punta. Afferriamo il fusto tra il medio e il pollice, e tiriamo via in modo deciso nel punto in cui diventa più morbido altrimenti poi sarà difficile da masticare.

L’asparago selvatico è conosciuto anche come “oro verde”: diverso dalla varietà coltivata, facilmente reperibile in commercio (Asparagus officinalis), ha un inconfondibile sapore deciso e leggermente amaro, che mobilita legioni di appassionati sin dall’antichità.

Gli imperatori romani adibivano navi apposite per andarli a raccogliere, mentre nell’antico Egitto veniva usato come pianta curativa. Teneri e delicati, gli asparagi sono infatti un toccasana per la salute: depurativi e diuretici, disintossicano il corpo, allontanano la cellulite e migliorano le funzioni renali; in poche calorie, racchiudono un ricco tesoro di vitamine (A,C,B), acido folico e sali minerali (calcio, fosforo e potassio) svolgendo così una funzione antiossidante e protettiva. Tutte queste proprietà li rendono anche ottimi alleati per l’umore, allontanando malinconia e sconforto.

Frittata e asparagi “a sciusciello”: due classici della cucina cilentana tradizionale

Dopo un’abbondante incetta della preziosa piantina, si risveglia in noi uno stuzzicante languorino. È tempo di rimetterci in marcia su strade asfaltate, alla ricerca di uno dei ristoranti tipici della zona, quelli dove i sapori s’intrecciano a ricordi antichi e il tempo si ferma.

Forse dovremo cercare un po’, ma muoverci in questo paesaggio non ci dispiace affatto.

Al ristorante ci aspetta un’accoglienza calda e familiare e inizia il nostro viaggio culinario tra ricette cilentane tradizionali e moderne rivisitazioni di grandi classici della cucina italiana

Iniziamo con i primi piatti: risotto agli asparagi con cialde di formaggio al forno, ravioli con ricotta e asparagi e carbonara con asparagi, uova e parmigiano. Quando pensiamo di aver gustato tutte le possibili sfumature di sapore di questo incredibile ortaggio ci servono due piatti della tradizione cilentana: gli asparagi “a sciusciello”, soffritti con l’olio per qualche minuto, bolliti e poi ricoperti da uova sbattute con formaggio caprino, e la classica frittata di asparagi, semplice e assolutamente gustosa.

Il regno dell’asparago selvatico: Roscigno Vecchia, la “Pompei del XX secolo”

Procediamo verso la nostra ultima tappa, Roscigno, dove ogni anno a maggio si tiene la “Festa dell’asparago selvatico", manifestazione gastronomica che consiste in tre giorni di buona cucina accompagnata da musica e cultura.

Abbandonata tra il 1902 e il 1908 a seguito delle leggi sui paesi franosi, Roscigno Vecchia è una finestra permanente sul nostro passato, al pari degli scavi archeologici più antichi. Le vecchie case di pietra, la piazza, la fontana: tutto è rimasto come allora. Ci muoviamo curiosi tra le strade sterrate e le antiche insegne di legno dei negozi e per un attimo ci sembra di viaggiare indietro nel tempo.

In questa atmosfera suggestiva termina il nostro, ma torneremo presto: i sapori, i colori e i profumi di questo piccolo angolo di paradiso ci sono rimasti nel cuore.

 

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