A Stio matrimonio di sapori con i “Ciccimmaretàti”, un piatto semplice della tradizione contadina

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Dal 17 al 23 agosto la tradizione va a nozze con il gusto, in un evento dedicato alla riscoperta delle antiche ricette cilentane. Nell’anno dei legumi, celebriamo il sapore unico di una ricetta a base di ceci.

credits infocilento.it

Dopo la scampagnata di Ferragosto nel meraviglioso Golfo di Policastro, ci concediamo un’altra giornata tra natura e arte, nel cuore del Parco Nazionale del Cilento. Oggi faremo tappa a Stio, un affascinante borgo di poco più di novecento abitanti, nell'entroterra cilentano. Ci uniamo ad un gruppo di ragazzi del posto, che ci faranno da guida tra le meraviglie di questo piccolo gioiello del Cilento.

Stio Cilento, una storia millenaria che parla di feudi, baroni e signorie

Una visita guidata che si rispetti parte sempre da un piccolo sunto sulla storia della città e quella di Stio sembra essere davvero antica.

Il borgo risalirebbe all'anno Mille ma evidenze archeologiche risalenti al Neolitico Superiore e il rinvenimento di utensili e oggetti di uso domestico, databili tra il III - IV sec. a. C. e il VI e il V secolo a.C., darebbero riscontro della presenza dell’uomo in queste zone in tempi ancora più remoti.

In epoca normanna il paese divenne “Università” autonoma ed entrò a far parte dello Stato di Magliano, divenuto poi baronìa. I baroni Pasca furono signori del luogo fino all’abolizione della feudalità da parte di Giuseppe Bonaparte, nei primi anni dell’Ottocento, quando Stio venne eletto capoluogo di comune.

Ci sono diverse teorie sulla derivazione del nome del paese: per alcuni “Stio” prenderebbe origine dal latino hostilius che significa “ciò che è più ostile”, in riferimento alla capacità della popolazione di resistere agli attacchi dei nemici. Per altri, invece, deriverebbe da ostium, che significa “ingresso”, o ancora da aestivus che invece significa “pascolo estivo”. La teoria più accreditata, però, resta quella secondo cui il nome di Stio sarebbe legato alla località Serra Staino, dove sorse il primo nucleo abitato in zona.

Un’escursione tra arte, storia e natura incontaminata

La nostra passeggiata continua e ci inoltriamo in un percorso davvero affascinante. Iniziamo dall’antica chiesa dei Santi Pietro e Paolo: di costruzione medievale sembra che, in passato, fungesse da fortezza a controllo della via che collegava i castelli di Gioi e di Magliano.

Continuiamo con una visita alle antiche cappelle di Santa Sofia e Santa Maria degli Angeli e appena lasciamo il centro cittadino ci ritroviamo davanti uno scenario mozzafiato tra natura incontaminata e caratteristici sentieri.

Siamo nella Valle dei Mulini, uno dei più importanti siti di archeologia rurale della provincia di Salerno. Restiamo incantati dai ruderi di cinque mulini alimentati ad acqua, alcuni risalenti al 1300. Lungo il corso del fiume poco distante, si sono formate piccole piscine naturali tra cui una delle più suggestive è il “Puzzo re Rafaili”. Anche se freddissima, non resistiamo alla voglia di immerge i piedi in acqua!

Dopo questa piccola sosta, ci incamminiamo verso il Museo Diffuso della Civiltà Contadina e scopriamo che in questa zona è nato uno dei piatti poveri per eccellenza, simbolo della cultura gastronomica contadina del posto: i Ciccimmaretati.

I Ciccimmaretàti: uno sposalizio di sapori per un piatto povero dal gusto unico

Ciccimmaretàti è una parola del dialetto cilentano che letteralmente significa “ceci sposati” e che si riferisce a un piatto povero tipico di Stio e del Cilento.

Strettamente legato alla cultura contadina, si tratta di una zuppa preparata con tutti gli avanzi di legumi e cereali - considerati “la carne dei poveri” - che si avevano in dispensa. I ceci venivano “sposati nel tiano”, ossia mischiati in un tegame di coccio, con fagioli cannellini, borlotti, lenticchie, grano, orzo, fave, granturco, cicerchie e castagne.

Era usanza delle anziane donne stiesi preparare i “ciccimmaretàti” il primo giorno del mese di maggio, come simbolo di prosperità in vista di un raccolto abbondante. Avere a disposizione gli ingredienti necessari per preparare la zuppa a maggio, era segno di buon augurio affinché le stesse condizioni si avessero per l’anno successivo.

Questo piatto semplice e nutriente, espressione della cultura contadina, sarà protagonista, alla fine di agosto, di una festa dedicata ai piatti poveri del Cilento. Questa edizione – ci spiegano – sarà ancora più importante perché la FAO ha eletto il 2016 Anno Internazionale dei Legumi.

Quale modo migliore per festeggiare?

Una festa dedicata ai sapori e alle tradizioni della cultura contadina

Immersi in uno splendido bosco di castagni secolari, dal 17 al 23 agosto si tiene la sagra dei “Ciccimmaretàti”: una festa di sapori che permette di promuovere e valorizzare le tradizioni locali, le usanze ed i prodotti tipici del Cilento.

Insieme all’antica zuppa fatta con legumi e cereali, saranno protagonisti anche altri piatti poveri tipici della cucina contadina: cavatielli preparati secondo antiche ricette locali, grano a' lu furno, foglie e patane cu' lu vicci, mulignane 'mbuttunate, patane a' lu furno, formaggi locali, zeppole, struffoli e frisilli cu' lu méle.

Pasta Antonio Amato sostiene la biodiversità cilentana e la Dieta Mediterranea

Pasta Antonio Amato sostiene e promuove la sagra dei “Ciccimmaretàti”, evento gastronomico con cui prosegue il viaggio alla scoperta delle tipicità locali e delle biodiversità cilentane.

Mantenere vive le usanze che caratterizzano l’essenza dei territori è uno degli obiettivi del nostro viaggio: a Stio riporteremo alla luce la bellezza della cultura contadina e i valori del mangiar sano legati alla Dieta Mediterranea.

 

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